Negli ultimi mesi l’Università di Milano-Bicocca ha definito le proprie linee strategiche per il triennio 2026-2028, confluite nel nuovo Piano strategico di Ateneo. Al centro di questo lavoro c’è un obiettivo chiaro: consolidare il ruolo dell’Università come modello di riferimento nella cooperazione accademico-sanitaria, capace di generare impatti sulla salute delle comunità e di formare professionisti competenti.
La Valtellina è parte integrante di questa visione. Il legame con il territorio è solido e di lunga durata: da trent’anni il corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Milano-Bicocca è insediato nel complesso di Faedo Valtellino, all’interno dell’ASST Valtellina e Alto Lario. Una presenza che ha contribuito alla formazione di generazioni di professionisti sanitari e al rafforzamento dei servizi di cura locali.
Le trasformazioni demografiche e sociali che interessano la valle, come lo spopolamento giovanile, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche, hanno oggi un impatto sul sistema sanitario e richiedono una riflessione anche sul ruolo dell’università. Ecco perché l’ampliamento dell’offerta formativa delle professioni sanitarie in Valtellina, magari attraverso la replica di corsi già attivi in altri contesti dell’Ateneo, come “Fisioterapia”, “Ostetricia” o “Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia”, potrebbero andare ad arricchire l’esperienza consolidata di Infermieristica, trovando una collocazione all’interno dell’ASST Valtellina e Alto Lario.
Questa ipotesi si inserisce in una visione più ampia, coerente con il progetto ANTHEM, che promuove un modello di sanità territoriale orientato alla presa in carico delle patologie croniche, per ridurre le lacune nell’assistenza attraverso tecnologie di monitoraggio digitale, intelligenza artificiale e approcci multidisciplinari, soprattutto in territori con elevate incidenze di malattie difficili da trattare e dove esistono difficoltà di accesso alle cure.
Il momento storico rende questa riflessione ancora più attuale. A partire dal 6 febbraio, l’Italia ospiterà la più importante manifestazione sportiva invernale al mondo, che vedrà la Valtellina protagonista con competizioni a Bormio e Livigno. Gli interventi infrastrutturali avviati in occasione delle Olimpiadi incideranno sull’organizzazione dei servizi e sulla mobilità delle persone. In questo scenario, l’università può contribuire mettendo a disposizione competenze scientifiche e capacità formative, a supporto delle scelte del sistema sanitario e delle istituzioni territoriali.
Pubblicato sulla "Provincia di Sondrio" il 29 gennaio 2026